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Monte del Frà: declinazioni di Custoza

Guidata da oltre 60 anni dalla famiglia Bonomo, l’azienda veronese è oggi una delle più solide realtà della zona del Custoza. Tre gli stili proposti del “bianco delle dame”: uno giovane e fresco, il cru Superiore e quello più strutturato da uve surmature. Ecco la nostra degustazione.

Avvicinarsi al Custoza assaggiando i vini di Monte del Frà è come esercitarsi per l’esame di guida al volante di una Ferrari. Insomma, non proprio lo standard. Di fatto, si tratta di una denominazione un po’ negletta, in cerca d’identità, associata a volumi e a un bere spensierato, non certo intellettuale. Attorno, nella medesima provincia di Verona, i bianchi di Soave e di Lugana hanno ottenuto riconoscimenti mediamente più alti, esplorando la strada dell’espressione di cru (il Soave) e quella dell’opulenza e della struttura (il Lugana). Eppure,il Custoza, a maggior ragione per la grandeur dei vicini di casa, può serenamente ambire al ruolo del bianco territoriale e comunicativo, di facile approccio, di quelli “come una volta”, che non richiedevano la consultazione di manuali d’istruzioni.

Il vigneto Ca’ del Magro, che dà vita all’omonimo cru, deve il nome a un suolo poco produttivo

Due stanze in affitto

Da qui parte la storia di Monte del Frà, che è una delle eccezioni in zona. Dal nonno di Marica Bonomo, che ci guida in questa degustazione, il quale aveva preso in affitto i due vani in una casa che era stata un convento. In una stanza viveva lui con la moglie e i quattro figli, nell’altra avviò un’osteria, mentre coltivava anche grano, fragole e pesche. Oggi, la famiglia conta 137 ettari di proprietà, 67 in affitto non solo nella zona del Custoza, ma anche del Lugana e a Fumane in Valpolicella Classica. Insomma, ne hanno fatta di strada.
«Ci sentiamo un po’ gli ambasciatori del territorio», confida Marica, «e proponiamo tre stili: quello giovane e fresco, un Superiore legato a una vigna storica e un vino da uve surmature di grande struttura».

Questione di stile: il Custoza giovane e fresco

Il lavoro certosino (per restare in ambito talare) ha portato a un’elaborazione nient’affatto banale a partire dalle uve a disposizione e dalle vigne. Per il Custoza, ad esempio, il mix è classicamente legato a un uvaggio molto composito di Garganega, Cortese (che qui si chiama Bianca Fernanda), Trebbiano e Incrocio Manzoni. La tradizione locale, infatti, è quella del blend composito, dove ad emergere sono i caratteri del terroir: suoli morenici, clima mite, frutto, profumo e morbidezza. Sarà per questo che il Custoza era chiamato “il vino delle dame”. Il Custoza Monte del Frà ha un carattere ben delineato, pur mantenendo la gentilezza gustativa tipica del territorio.

Il Custoza Superiore e quello da uve surmature

Per il cru, ovvero Ca’ del Magro, si abbassano le rese e la quota di Trebbiano, mentre si alza quella dell’Incrocio Manzoni, e abbiamo profumo e carattere che evocano mondi anche lontani. Infine, Colombara che è grinta e profumi, vuole essere una Garganega (100%) outsider rispetto alla zona dove quest’uva regna (ovvero Soave). Qui si gioca di tecnica (recisione del tralcio in surmaturazione) per aggiungere un ulteriore tocco di personalità e stile aziendale, per un vino iconico.

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Custoza DOC Monte del Frà

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Custoza Superiore DOC Cà del Magro Monte del Frà

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Colombara DOC Monte del Frà

L’assaggio delle tre declinazioni

Custoza Doc 2019

Veniamo alla degustazione nel dettaglio. Il Custoza ha tipico colore paglierino con rifletti verdognoli. Al naso esprime una nota delicata floreale (fiore d’acacia e camomilla) con un tocco agrumato (pompelmo), mela rossa, pesca. Al palato ha discreta concentrazione, piacevole untuosità, con retrogusto di fiore d’acacia, finale di frutta a polpa bianca. Armonico, colpisce al palato per gentilezza e alcol moderato. Evolve nel bicchiere, e dopo alcuni minuti svela una tendenza minerale che ricorda qualche Riesling giovane.

Ca’ del Magro, Custoza Superiore Doc 2018

Di questo vino siamo gli ultimi a cantare la gloria: pluripremiato in Italia e all’estero, deve il nome alla vigna poco produttiva. Ha un bouquet complesso, dove spiccano le erbe officinali, zafferano e mela golden. Al palato si presentano spezie (ricordo di cumino, tocco leggermente tostato), mela matura; ha concentrazione e lunghezza. Dopo qualche minuto, il sapore si arricchisce di semi di senape e sensazioni minerali.

Colombara, Veronese Garganega Igt 2016

Un altro cru: nasce nell’omonimo vigneto terrazzato in località Oliosi (Castelnuovo del Garda), dove gioca un ruolo centrale il savoir-faire di Claudio Introini, specialista di appassimenti in Valtellina chiamato come consulente in azienda. Sua la proposta di recidere il tralcio delle uve surmature, pratica possibile solo nelle migliori annate. Il colore è giallo dorato brillante, il profumo intenso con note tropicali eleganti, ricordo di frutta candita, fiori di camomilla, albicocca. Al palato esprime voluttà, ma con eleganza, il finale è leggermente caramellato. Un vino che fa sognare accostamenti con pietanze esotiche.

In apertura: la famiglia Bonomo, giunta alla terza generazione, possiede l’azienda dal 1958

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